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L’UE introduce norme sul “diritto di riparare” gli elettrodomestici

By 30.10.2019. No Comments

L’assenza delle parti di ricambio dal mercato privato è una delle ragioni principali che costringe i proprietari di elettrodomestici a comprarne di nuovi in caso di guasto al di fuori del periodo di garanzia, generando una quantità enorme di rifiuti. A tal proposito, i rifiuti elettronici (RAEE) sono in costante aumentoogni anno ne vengono prodotti 50 milioni di tonnellate, ma solo il 20% viene riciclato.

Per contrastare tale fenomeno e al fine di ridurre lo spreco di energia totale grazie all’utilizzo del bene più prolungato nel tempo, a partire dal 2021, a livello  continentale verrà imposto ai produttori di rendere disponibili le parti di ricambio per almeno 7 anni (10 per le lavatrici) e di fabbricare elettrodomestici più efficienti da un punta di vista energetico e con un layout che li renda facili da smontare.

Si tratta di una nuova Direttiva della Commissione Europea che rende più sostenibili gli elettrodomestici nell’ambito del tema legato ai guasti e ai malfunzionamenti dei prodotti di uso quotidiano. Tali previsioni si inseriscono nella nuova normativa UE, in via di definizione, e si riferiscono ad un momento temporale successivo rispetto al periodo di garanzia, cercando di assicurare una durata più lunga della vita degli elettrodomestici.

Allo stato attuale, il consumatore che riscontri un difetto in un prodotto fuori garanzia (sia legale che convenzionale) potrà cercare di far riparare il bene richiedendo l’intervento di un tecnico. Tuttavia, se quel modello nel frattempo è uscito di produzione o non sono più in commercio i pezzi di ricambio necessari al ripristino della funzionalità del prodotto, il consumatore si vedrà costretto ad acquistare un nuovo elettrodomestico, con conseguente dispendio di denaro ed impatto negativo sull’ambiente. 

Con l’introduzione dei nuovi criteri di riparabilità si avrà un miglioramento sia da un punto di vista economico che sotto il profilo ambientale, favorendo così lo sviluppo di un’economia conservativa: difatti, la riparazione dell’elettrodomestico mediante la sostituzione delle parti di ricambio consente al consumatore di risparmiare, evitando di affrontare la spesa di un nuovo prodotto. 

Inoltre, permettere agli utenti di reperire i pezzi di ricambio vuol dire allungare la vita degli elettrodomestici, che al momento del guasto si presentano, nella maggior parte dei casi, ancora complessivamente  in buono stato. 

Pertanto, l’obiettivo dell’aggiornamento della direttiva “Ecodesign” si colloca all’interno del più ampio progetto di costruire un sistema efficiente che riduca la produzione dei rifiuti elettronici, contrasti gli effetti dei cambiamenti climatici e favorisca lo sviluppo della c.d. green economy.

Tuttavia, sono diversi i punti della disciplina che dovranno essere chiariti: il primo aspetto riguarda l’effettiva possibilità di reperire i ricambi per i clienti privati, in quanto per ora sembra che saranno resi disponibili solo ai riparatori professionisti. Il secondo, invece, concerne il possibile aumento del costo degli elettrodomestici, che andrebbe a vanificare il risparmio annuo previsto dalla Commissione. Inoltre, la nuova normativa non riguarderà gli smartphone ma sarà valida solo per i grandi elettrodomestici, come lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie, televisori e display.

In conclusione perciò lo spirito della Direttiva va nel verso giusto, cioè favorire una maggiore durata degli elettrodomestici e permettere altresì la loro riparabilità anche una volta scaduto il periodo di garanzia. Questo favorisce un bilancio ambientale in positivo, grazie all’aumentato (almeno in teoria) ciclo di vita dei materiali, che a livello continentale potrà garantire una diminuzione delle emissioni climalteranti.

Noi di Garanteasy terremo sotto osservazione gli sviluppi concreti della Direttiva, in Europa e nel nostro Paese, sia per il nostro personale impegno a favore dell’ambiente, sia per l’interesse a difendere gli interessi dei Consumatori ad avere un’assistenza  efficiente ed economica da parte dei produttori.